La siae Spagnola perde la causa: i siti P2P non sono reato

Il responso dato dal giudice spagnolo è inequivocabile, il P2P non è illegale. La sentenza è stata ritenuta “Storica” perché è la prima di questo genere e potrebbe portare risvolti sulle leggi in materia, risvolti che sarebbero senza dubbio positivi per i siti con protocollo Peer to Peer come Colombo BT, TNT village e The Pirate bay. Lo scambio di files in internet non rappresenta un reato contro i diritti d’autore.

Scaricare musica, film, libri e altri contenuti coperti da copyright potrebbe non essere più reato. Il download di questi materiali che fino ad oggi è stato considerato come rubare, ha subito una grossa svolta: come riporta il quotidiano spagnolo “Publico”, per il tribunale di Barcellona “le reti Peer to Peer, in quanto mere reti di trasmissione di dati tra privati, non feriscono alcun diritto protetto dalla legge sulla proprietà intellettuale”.

Lo stesso quotidiano definisce la sentenza “Storica” perchè è la prima che quasi tutela i siti che contribuiscono alla diffusione di file torrent. Di certo, questa, è stata una grandissima sconfitta per la SGAE (Sociedad General de Autores y Editores), la società che cura i diritti d’autore proprio come fa la nostra SIAE in Italia (Società Italiana degli autori ed editori).

Come la Società Italiana per i diritti degli autori ed editori, anche la SGAE sollecita per far si che i siti Peer to Peer chiudano, la Sgae preme affinchè il governo promuova una proposta di legge per consentire alle autorità amministrative di mettere in atto azioni pratiche per la chiusura delle pagine web considerate illegali. Il governo spagnolo ha intenzione di effettuare una legge del genere ma quali siti saranno considerati illegali?

Certamente siti con contenuto pedopornografico -come accade già oggi- o pagine web che incitano alla violenza o propongono contenuti che propagandano uno stile di vita all’insegna della magrezza estrema (siti web pro “ana” e pro “mia”, dei veri e propri disturbi alimentari). Per ora, il tribunale di Barcellona sostiene che “il sistema di links costituisce la base stessa di internet ed una moltitudine di siti -compreso i motori di ricerca- fanno ciò che si vuole impedire con questa causa“, è questa l’attenuante che è stata usata

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